PRETENDERE IL PROPRIO STIPENDIO NON È ESTORSIONE!

Ciao a tutti. È un annetto che ci conosciamo, e di cose insieme ne abbiamo fatte un bel po’.
Siamo lavoratori e lavoratrici della città di Bologna che si sono stufati di essere presi per il naso dai Padroni di Merda di questa città.

Non siamo un partito. Ci fanno schifo questi profittatori che sanno solo parlare in televisione, e adesso pure sui social, per ingrassare a nostre spese, pronti ad attaccarci appena smettiamo di essere vittime e agiamo autonomamente per i nostri interessi. Ricordate le parole di odio lanciate nei confronti dei lavoratori da Kathy la Torre, Umberto Bosco (Lega) e Roberto Aitini (PD) perché abbiamo deciso di fare a meno di loro?

Non siamo un sindacato. Proviamo ribrezzo per questi collusi dei partiti e dei Padroni di Merda che s’interessano a noi solo per spillarci i soldi della tessera per poi sparire col malloppo. Ricordate quando vi hanno detto “eh guarda, licenziati per giusta causa perché non possiamo fare nient’altro.”

Non abbiamo altro interesse se non quello di combattere contro le truffe organizzate dai Padroni di Merda, ben protetti dai partiti (tutti, senza distinzione), e dai sindacati del territorio, e di fargli capire che è finito il tempo dello sfruttamento e delle molestie sul lavoro, dei “ciao bella” e relativa mano sul culo, dei “sai c’è la crisi, dobbiamo tutti stringere la cinghia” mentre noi contiamo le monete al supermercato e loro mangiano pesce al ristorante; dei “intanto partiamo in nero a 5 euro l’ora, ma poi tranquillo, c’è possibilità di crescita”.

Non è importante chi ci sia dietro la maschera, l’importante è quello che facciamo con la maschera: non piangiamo miseria ma ci organizziamo per vendicarci di una vita misera. Siamo le maschere bianche contro l’organizzazione dei Padroni di Merda.

Il nostro metodo è semplice, lo puoi fare anche tu (anzi, perché non cominci?): indossiamo la maschera bianca per tutelarci dalle rappresaglie dei PDM, andiamo davanti alla loro aziendina o aziendona di merda e gli vomitiamo addosso tutto lo schifo che siamo stati costretti a ingoiare per lavorare con loro; poi, insieme al nostro avvocato – che è a disposizione di tutti coloro che si rivolgono a noi – denunciamo la situazione nelle sedi istituzionali preposte. Purtroppo, è proprio in queste sedi che ci accorgiamo di essere in un sistema in cui non siamo per nulla tutelati, e che senza la pressione sociale non potremmo mai riprendere ciò che ci hanno rubato. Infatti, dall’ispettorato del lavoro non riusciamo mai a recuperare tutti i soldi che i PDM ci devono – lì si può solo conciliare, cioè scendere a patti con chi ti ha fregato per fargli risparmiare una bella somma – tantomeno dall’INPS, che col suo fondo di garanzia copre soltanto le ultime 3 mensilità che non ti sono state pagate.

Ci muoviamo in questo modo per due motivi: per smerdare i PDM, indicando ai lavoratori che in quel posto non si viene pagati, o peggio, si viene molestati (quindi alla larga!), e per invitare la clientela a non arricchire questa gentaglia.

Di risultati ne abbiamo ottenuti, eccome. Abbiamo segnalato più di 50 PDM in città, oltre ad aver recuperato diverse migliaia di euro in contributi non versati e stipendi mai pagati.

Proprio per l’efficacia materiale della nostra azione, siamo stati accusati di essere degli ESTORSORI: più o meno come Francesca Fraiese, titolare della cooperativa Nuovi Angeli/Angeli Azzurri contro cui le lavoratrici si stanno battendo con forza, arrestata per aver estorto lavoro alle sue dipendenti sotto ricatto.

Ci equiparano, dunque, ad un’associazione mafiosa. Questi manigoldi sono arrivati addirittura a disporre delle misure cautelari contro sei maschere bianche: cinque sono state allontanate da Bologna mediante il divieto di dimora, mentre la lavoratrice direttamente interessata in quella specifica iniziativa (alla quale i PDM devono 7200 euro!) è stata accusata di essere una stalker, ricevendo un obbligo di allontanamento dal negozio dove lavorava e dai suoi titolari (misura che viene disposta nei confronti degli uomini che mettono a repentaglio la vita delle donne). Hanno provato a infangarci in ogni modo: non solo mafiosi, ma anche molestatori.

L’accusa, chiaramente, non ci scalfisce: chi è dalla parte della verità sa che dovrà passare le pene dell’inferno, perché la verità, quando viene a galla, è pericolosa. E la nostra verità sulla città di Bologna racconta una storia di molestie e sfruttamento. La cosa bella è che, finalmente possiamo dirlo, AD AVERE PAURA NON SIAMO PIÙ NOI ma quelli che ci truffano e i loro protettori, perché abbiamo dimostrato che non solo possiamo fare a meno di loro, ma, che, contro di loro ci batteremo fino alla vittoria.

Adesso è arrivato il momento di confrontarsi con quest’accusa, che, in Italia, comincia ad essere di pratica comune. In buona sostanza, l’organizzazione dei PDM,(imprenditori sudici, partiti politici, sindacati ed elementi della magistratura) dice ai lavoratori “state in silenzio se non vi paghiamo, perché se paghiamo voi, la crisi economica causata dalla pandemia dovremmo pagarla noi”.

Non ci vuole la sfera di cristallo per capire che il rischio di non percepire lo stipendio o di dover sottostare a condizioni di lavoro da schiavi è aumentato esponenzialmente a causa del Covid-19; e non bisogna essere neppure dei geni per capire chi rischierà la propria salute per mantenere in piedi il sistema economico: infatti alla Bartolini il contagio è ai piani bassi mica tra le scrivanie dei dirigenti.

Insomma, di fronte alle loro accuse infamanti non abbiamo intenzione di cedere. Sappiamo di essere nel giusto perché le tantissime storie raccontate nelle testimonianze sono le storie di tutti noi. Tutti noi che abbiamo deciso di combattere i veri estorsori: quelli che ci rubano i soldi, il tempo e che ci maltrattano sicuri di avere il culo coperto. Ma non è più così. Andremo avanti imperterriti a chiedere che chi non è stato pagato riceva i suoi soldi e non faremo sconti a chi si schiera a difesa di sfruttatori e molestatori. I VERI ESTORSORI SONO I PADRONI DI MERDA, NON CHI GIUSTAMENTE PRETENDE IL PROPRIO STIPENDIO!

Allora, bando alle ciance, e al lavoro. Rimbocchiamoci le maniche e facciamo in modo che la crisi, questa volta, la paghi chi ha contribuito a causarla.

Comunicato maschere bianche dopo le assurde accuse della magistratura

+++ NOTIZIA GRAVISSIMA, MASCHERE BIANCHE SOTTO ATTACCO! +++

Cosa è successo? All’alba di questa mattina a Bologna alcune maschere bianche – ossia lavoratori e precari che non accettano di essere sfruttati e truffati dai padroni di merda – sono state svegliate dagli agenti di polizia per vedersi recapitare un procedimento di misura cautelare: si tratta di 5 “divieti di dimora” e 1 “divieto di avvicinamento”. Altri 13 lavoratori sono stati denunciati.

Iniziamo col rendere noto che i suddetti agenti si sono presentati senza guanti e mascherine e senza preoccuparsi di rispettare la distanza di sicurezza: per quanto sia noto che la tutela dei giovani precari non sia mai stata una loro priorità, questo fatto è ulteriormente grave e pericoloso per la salute di tutti. Alle obiezioni mosse da un lavoratore precario, la risposta di un agente è stata: “Non vi preoccupate, con l’obbligo di dimora starete molto distanti!”. Tra le risate del collega e in sfregio a qualsiasi norma sanitaria che gli stessi agenti dicevano di voler far rispettare quando, nel periodo di lockdown, davano multe e denunce.

Che cos’è un divieto di dimora? È una misura cautelare (cioè emanata in modo discrezionale da un giudice e immediatamente esecutiva senza alcun processo, cioè senza alcuna dimostrazione di “colpevolezza”) che obbliga i lavoratori e i precari che l’hanno ricevuta ad abbandonare immediatamente la città di Bologna e non farvi ritorno a tempo indeterminato. Non importa che in questa città risiedano per tutti amici, affetti, in alcuni casi famiglie. Non importa che in questo modo vengano ulteriormente limitate le già instabili entrate con cui ognuno dei lavoratori prova ad arrivare a fine mese. Non importa che ci troviamo nel mezzo di una pandemia, che limita la mobilità per ragioni di tutela della salute collettiva: infischiandosene delle possibilità di contagio e diffusione del virus, quegli stessi lavoratori che fino a qualche giorno fa non potevano uscire di casa adesso, da un’ora all’altra devono abbandonare la propria casa e andare non si sa dove e non si sa per quanto. Andare da amici o parenti, mettendo a repentaglio la salute propria e degli altri? Affittare un’altra casa fuori Bologna, quando si fa fatica a pagare l’affitto della casa in città? Chi diceva di volere tutelare la nostra salute, oggi dimostra che in realtà non gliene è mai fregato nulla. L’unica salute che gli interessa è quella dei profitti dei padroni di merda.

Chi sono le persone perseguitate? Un lavoratore di una cooperativa sociale del bolognese, che durante tutto questo periodo è stato costretto ad andare al lavoro per pochi soldi e senza adeguate protezioni; il lavoratore di un bar, che oggi avrebbe dovuto riprendere i suoi turni; il socio di una piccola attività, una di quelle partite iva che rifiuta di scaricare la crisi sui lavoratori e proprio perciò non ha ricevuto un solo euro da Stato e regione; uno studente che, per pagarsi l’università, deve fare dei lavoretti in nero; un rider che in questi mesi è stato costretto a montare sulla bicicletta per guadagnare i soldi necessari a tirare avanti. A questi “divieti di dimora” si aggiunge il “divieto di avvicinamento” per una ex lavoratrice del Nails Café, vicenda esplicitamente messa al centro della montatura giudiziaria: si tratta di padroni di merda loro sì colpevoli di non aver versato migliaia di euro dovuti a una loro dipendente. Il messaggio ai lavoratori è: state lontani e lasciate che i pdm sfruttino e truffino in tranquillità.

Cosa viene imputato? Di perseguitare e non dare tregua ai padroni che non pagano i lavoratori. Pretendere di ricevere il salario pattuito da questa mattina ufficialmente si chiama “estorsione”! Andare dal padrone di merda a chiedere conto di truffe e molestie, disturbando così i suoi sporchi affari, da questa mattina ufficialmente si chiama “violenza”!

Anche in questo caso il messaggio è chiaro: all’alba della riapertura di tanti esercizi commerciali dopo mesi di lockdown per la crisi coronavirus la parola d’ordine è quella della ripresa economica, non fosse altro che questa ripresa riguarda solamente i padroni di merda. Dei giovani, dei precari e dei lavoratori sfruttati, che molto spesso non si sono visti recapitare neppure un centesimo negli ultimi periodi di chiusura totale, non interessa niente a nessuno. L’economia dei lavoretti in nero e malpagati deve riprendere alla svelta e in un momento come questo le maschere bianche rappresentano indubbiamente un problema per tutti i padroni pronti a scaricare sui propri dipendenti i costi della crisi economica.

È inutile che cercate di dare un nome o di cacciare qualcuno, perché dietro quelle maschere bianche ci siamo tutti: tutti i precari che hanno scelto di vendicarsi dei propri sfruttatori; tutti i lavoratori che almeno una volta si sono identificati in una delle tante storie di ricatto, truffa e molestie che in tanti mesi abbiamo raccontato. A maggior ragione nel pieno della crisi economica, per ogni padrone di merda sfruttatore segnalato ci saranno più maschere bianche pronte a scendere in strada. Per ogni precario cacciato dalla propria casa, ci saranno più maschere bianche pronte a diffondersi in tutta Italia, perché i padroni di merda non hanno dimora.

Quando le istituzioni dicevano #andràtuttobene, ora sappiamo a chi si riferivano: ai padroni di merda, gli unici a essere veramente tutelati. Per questo la vendetta contro i padroni di merda non si ferma, ed è di nuovo tempo di indossare la maschera.