Libreria Bookstop

Testimonianza n. 1:Qualche tempo fa ho lavorato per Bookstop, una famosa libreria universitaria in cui tantissimi studenti acquistano i libri all’inizio dell’anno accademico, anche se chiamarlo “lavoro” mi sembra esagerato. A inizio estate, infatti, ho fatto il primo di una lunga serie di colloqui. Eravamo in 4/5, e a farci il colloquio c’era un ragazzo abbastanza giovane, che non era il titolare del negozio ma il responsabile, e che si è posto subito con il tipico atteggiamento del padroncino di merda che chi, come me, è abituato a fare lavoretti di merda è abituato a vedere. Con aria molto arrogante ci ha detto che quello era un vero lavoro, che non era una passeggiata e che se avevamo intenzione di lavorare lì dovevamo essere pronti a sgobbare. E fin qui male, ma non malissimo. Al colloquio, abbastanza superficiale, ci hanno detto che era necessario fare due giorni di prova non retribuiti che consistevano, essenzialmente, nello stare nel negozio a imparare a memoria collocazione, nome, autore e casa editrice di un centinaio di libri. In più, mi hanno parlato della paga, e qui la situazione si è rivelata pessima. I turni di lavoro, infatti, sarebbero stati dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, con un’ora di pausa ridotta a mezz’ora nei mesi di settembre e ottobre, ovvero i mesi in cui c’è maggiore affluenza in libreria, per un totale di 9 ore / 9 ore e mezza per cinque giorni la settimana a 800€ al mese. Ma non finisce qui. L’orario del sabato, infatti, sarebbe stato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, ma sarebbero stati retribuiti con 400€ totali (quindi per tutti i sabati, da giugno a ottobre) solo e soltanto se fossi rimasto fino ad ottobre. In altre parole, se per caso mi fossi licenziato prima, non avrei ricevuto alcuna retribuzione per i sabati lavorati. Questo, ovviamente, significava che i sabati sarebbero stati pagati in nero al di fuori del contratto, che infatti non prevedeva quella giornata lavorativa. Ho deciso comunque di fare i due giorni di prova, e in quei due giorni ho potuto anche osservare il comportamento dell’altra padrona di merda rispetto ai ragazzi che facevano volantinaggio (chi studia a Bologna ha visto, almeno una volta, i volantini di Bookstop). Per loro la situazione forse era persino peggiore della mia: non solo venivano strategicamente messi uno contro l’altro (la padrona infatti mandava a volantinare 2 persone e una terza per controllarli, salvo a volte spiarli lei stessa), ma avevano una paga completamente aleatoria (e in nero, ovviamente). La padrona infatti decideva la paga sul momento, dai 5/6€ l’ora per alcune ragazze ai 3€ per altri, con criteri abbastanza ambigui. Mi dissero che mi avrebbero fatto sapere. Dopo una decina di giorni ho ricevuto una chiamata dal responsabile, che mi disse che l’azienda era interessata al mio profilo “perché ispirava disciplina”. Mi hanno invitato a un secondo colloquio, questa volta con il capo, che, a quanto pare, non viveva a Bologna. Sono andato al secondo colloquio con il padrone, anche lui un personaggio orrendo con chiare manie di grandezza, molto agitato e presuntuoso. Dopo una vera e propria interrogazione sui libri che avevo dovuto imparare a memoria, ha cominciato a fare dei discorsi più “psicologici”. Con estrema arroganza mi ha infatti detto che, se mi avessero dato il lavoro, avrebbero preteso da parte mia totale e cieca fedeltà e fiducia, e quindi non me ne sarei dovuto di punto in bianco, “come facevano tutti gli altri”. Oltre a pensare che fosse un po’ eccessivo chiedere cieca fedeltà a un dipendente per meno di quattro euro l’ora, ho capito che il pagamento dilazionato dei sabati era un vero e proprio ricatto dettato dal fatto che gli altri dipendenti si licenziavano in continuazione. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto sapere entro due giorni. Ero comunque determinato ad accettare il lavoro, nonostante i turni massacranti e la paga da fame, perché avevo bisogno dei soldi. Passati due giorni, non mi avevano fatto sapere nulla: mi hanno invece chiamato dopo 10 giorni, ormai a fine giugno, per dirmi che erano interessati al mio profilo ma che avrei dovuto fare un’altra settimana di prova non pagata. A quel punto ho capito che mi stavano fregando e ho deciso di non accettare più di essere preso in giro.

Testimonianza n. 2:Ciao! Ho scoperto la vostra pagina grazie alla vicenda del Naturasì e volevo innanzitutto ringraziarvi per quello che state facendo. Anche io come molti purtroppo ho avuto a che fare con dei Padroni di Merda, uno di questi era tale Walter della libreria Bookstop di via Marsala. Ho lavorato per lui anni fa, per racimolare qualche soldo con cui pagarmi gli studi. Sono stata assunta senza neanche un colloquio e senza nemmeno consegnare il curriculum, e come me altri 3 ragazzi. La paga credo fosse qualcosa come 4 euro l’ora (non ricordo esattamente, è passato un po’ di tempo), ovviamente in nero, ma la parte peggiore è stato il trattamento che ho ricevuto da questo PdM: quest’uomo era infatti un despota psicolabile, che vessava in continuazione i suoi dipendenti, specialmente noi nuovi assunti; quando uscivamo per consegnare i volantini mandava sempre qualcuno a controllarci o, se poteva, veniva controllarci di persona e non si faceva problemi a fare ricorso alla violenza verbale e alle offese non appena era un minimo contrariato per qualcosa (quindi praticamente sempre). Ho lavorato per lui pochissimo perché il clima in quel negozio era pessimo e quando ho annunciato di volermene andare mi ha risposto che a lui non importava nulla, anzi, se me ne andavo per lui era meglio perché ero una incapace e non sapevo lavorare (dovevo consegnare volantini). Questa esperienza mi ha segnato molto psicologicamente e tutt’ora sono terrorizzata quando devo accettare un nuovo lavoro, temendo di ricevere lo stesso trattamento. Spero che la vostra iniziativa prenda piede e si diffonda, perché ci sono troppi Padroni di Merda in giro che considerano i propri dipendenti come schiavi e si sentono in diritto di trattarli come tali, se non peggio, pensando di sfangarla sempre. È ora che questi personaggi imparino il rispetto per la persona e per il lavoro e capiscano che non sono né onnipotenti né immuni alla legge. Grazie se vorrete pubblicare questa testimonianza

Testimonianza n. 3: “Io in passato (molti anni fa, almeno 3) ho lavorato per bookstop, ma non come volantinaggio ma all’interno del negozio. Non ricordo bene ma avrò fatto una settimana/dieci giorni di “prova” (a nero) a rotazione con altri ragazzi. Mi sono stati pagati in cash 180 euro. Dopo di che mi hanno telefonato per dirmi di non essere stata assunta. Ora non so se questa sia la loro tecnica per avere sempre personale a “rotazione” da usare e non inquadrare o se hanno realmente assunto qualcuno. Mi fecero anche imparare a memoria alcuni titoli di libri, editori ecc, e lavori al pc.

Case

Testimonianza n. 1:Ho assistito di recente ad una telefonata di una mia collega ad una proprietaria di un appartamento in centro per affittarlo assieme al suo compagno. La proprietaria si sentiva come la giudice di un casting di Itali’s got Talent, sparando una serie di affermazioni infelici del tipo “lei ha un’azienda quindi è fallibile” (fallibile sarai te), “Ci sono già 20 persone che la stanno considerando perché è una bella casa la mia etc.”, sono rimasto sconcertato in particolare quando ha chiesto se la mia collega e fidanzato avessero intenzione di avere bambini nei prossimi 4-8 ANNI perché in tal caso non le avrebbe dato la casa, poiché a suo parere la casa non era adatta ad un bambino. Ok, casa tua regole tue, ma dico: non sono affari e problemi loro se decidono di avere figli? E se la casa fosse inadatta, non sarebbe nelle loro migliori intenzioni di cercarne una più adatta? Forse esagero io ma a me sembra un’assurdità che per un appartamento si voglia impedire ad una coppia di avere figli per 8 anni. Non posso dare dettagli perché non ne ho, mi sembrava però doveroso segnalare questa cosa giusto per ribadire la follia di questi piccoli proprietari, che sia di appartamenti o attività, che nella vita quotidiana sono assolute nullità e si rifanno delle loro frustrazioni su coloro in posizioni svantaggiate, in quel micro ambiente in cui hanno un’autorità.

Testimonianza n. 2:Vorrei raccontare la mia esperienza a proposito di un fatto purtroppo noto a molti gli studenti fuorisede, la questione abitativa e i padroni di casa che si approfittano. Come tanti altri appena arrivata a Bologna ho trovato posto solo in una piccolissima singola, che con le spese arrivava a costare 400 euro al mese. Dopo un anno circa decido di cambiare casa, ma secondo il contratto se avessi deciso di andarmene senza rispettare il preavviso di sei mesi avrei dovuto essere io a trovare qualcuno che subentrasse al mio posto. La padrona di casa si dimostra subito insofferente verso la mia scelta di andare via prima dei sei mesi di preavviso che servivano (ma con la gara che c’è a Bologna per accaparrarsi anche le peggiori stanze come è possibile rispettare un preavviso di SEI mesi??) Comunque io mi do da fare e organizzo quegli odiosissimi casting per trovare un subentrante che rispettasse tutte le infinite richieste della proprietaria (solo donne, solo studentesse, solo una certa fascia di età, no fumatori, solo lunghi periodi ecc). Nonostante tutti gli assurdi requisiti da rispettare e il prezzo non basso della stanza si presentano un sacco di persone, io perdo giornate intere per organizzare appuntamenti e visite, e alla fine la proprietaria, dopo DUE settimane di attesa per riflettere, decide che nessuna delle candidate le va a genio e mi chiede di cercarne altre. Organizzo altri appuntamenti e di nuovo mi dice che non le va bene nessuno, scartando tutte le persone che si presentavano senza nessuna motivazione. Va avanti così per tre mesi, e nel mentre io dovevo continuare a pagare l’affitto pur non vivendo più lì! A questo punto comincio a incazzarmi, non mi sembrava possibile che su decine di ragazze che si erano presentate non glie ne andasse bene nessuna, ma lei comincia a non rispondere ai messaggi e alle chiamate. Ho dovuto far intervenire i miei genitori per sbloccare la situazione, e guarda caso dopo poco una persona che subentrasse si è trovata. In tutto questo io ho dovuto pagare tre mesi di affitto a vuoto, a dimostrazione di come alcuni proprietari non si fanno nessuno scrupolo ad approfittarsi degli studenti. Vergognosi.

Testimonianza n. 3:Primo caso, estate 2015: arrivo a Bologna piena di belle speranze per cercare una casa, non trovo nulla, torno a casa con la coda tra le gambe finchè, tramite delle conoscenze, trovo una singola! In centro! Con bagno in camera! è piccola, non costa tanto, nella disperazione accetto di prenderla. In tutto questo, ho sempre e solo avuto a disposizione il contatto del coinquilino che vi abitava, che ha sempre e evitato di darmi il contratto della padrona di casa, dicendo che “la signora si fida di me e non va disturbata”. Intanto mi trasferisco nella casa, che trovo un po’ più fatiscente del previsto: mobili vecchi e rotti, pareti piene di infiltrazioni d’acqua e muffa un po’ ovunque. Pazienza, posso adattarmi, Sistemo la mia minuscola cameretta di 6 metri quadri e comincio a studiare all’Università. Qualche giorno dopo il mio arrivo, finalmente ricevo il contatto della padrona di casa. Le verso i 500 euro di caparra e le mando un sms per segnalarle del mio arrivo e per chiederle quando posso firmare il contratto. La padrona di casa non solo non mi risponde al mio sms, ma chiama il mio coinquilino subito dopo, tuonando che mancano oltre 5.000 euro di affitti da pagare e che quindi dobbiamo andarcene entro due giorni altrimenti chiama i Carabinieri a sfrattarci. Scopro che le coinquiline precedenti, di cui una ancora presente in casa, avevano smesso di pagare l’affitto a dicembre dell’anno precedente perchè costrette a ricomprare da sole un frigorifero e a vivere con l’acqua che colava in cucina, dal momento che la padrona aveva passato dei mesi a dribblare le loro telefonate e a ignorare i problemi che le stavano segnalando. Probabilmente anche degli altri inquilini non avevano pagato l’affitto in anni precedenti, ma la PDM se n’era accorta solo grazie al mio versamento. La PDM decide bene di tenersi i miei soldi. Ci è voluta quella furia di mia madre, munita di amici avvocati e di un ottimo vocabolario burocratico, oltre a fiumi di sms e mail per poterci fare ridare i soldi (dovrei avere ancora le e-mail della signora). Alla fine sono scappata da quella casa perchè avevo paura di trovarmi i Carabinieri alla porta da un giorno all’altro, e sono riuscita a riavere i miei soldi. La casa si trova in via de’ Buttieri N.13, la padrona si chiamava Gabriella Cavazza, e la casa risultava intestata a un’agenzia di leasing di nome Gabry s.r.l. (il conto su cui avevo versato la caparra aveva questa intestazione). E la signora a quanto pare era una dipendente del cinema Lumière. ora mi chiedo, con che coraggio un genitore lascia partire il figlio a 1500 chilometri di distanza sapendo che in giro ci sta gente del genere che non esita un attimo a buttarti per strada senza neanche averti mai visto?

Ristorante Il Rovescio

Testimonianza n. 1: Segnalo il mio padrone di merda certificato doc: il padrone del Rovescio, noto ristorante in via Pietralata, che da un annetto ha anche acquisito Baraldi (facile fare l’imprenditore rampante con lo sfruttamento del lavoro altrui). C’ho lavorato due mesi, chiaramente in nero, senza contratto, che vuol dire nessuna forma di tutela né contributi, che vuol dire poi nessuna possibilità di ottenere il sussidio di disoccupazione. Lavoravo 6 giorni su 7 dalle 17 alle 23 e il sabato ovviamente per soddisfare le necessità del mio pdm fino alle 23:30, per un totale di 42/43 ore settimanali. Per arrotondare durante uno di quei due mesi di sfruttamento al rovescio, svolgevo pure un altro lavoro ovviamente nelle ore diurne, con il risultato che su 24 ore, tolte le 7 che dedicavo al sonno me ne restavano 2 per il tempo libero. Due fottutissime ore. Stavo letteralmente cioccando. Così, nonostante la necessità di quello stipendio, ho deciso di mollare sto lavoro di merda. Quando ho comunicato al mio pdm la mia dimissione, lui se ne esce con un irritante “ma come? Proprio ora che stavo per farti il contratto?” Ma questa è solo una parte della storia. Il pdm del Rovescio, aveva anche la “buona” abitudine di pagare i miei colleghi del Bangladesh la metà a parità di mansione. Certo al mio pdm devo riconoscere la gentilezza di “offrirci” la cena: generalmente pasta scadente con gli avanzi mezzi rancidi che non potevano essere più serviti in sala. Ricordo una sfuriata al terzo giorno in cui lavoravo con urli e imprecazioni perché mi ero permesso di aggiungere un ingrediente in più nel piatto (uno solo giuro!). Insieme a tutto ciò, vorrei anche riportare che questo fantomatico ristorante bio che tanto si fregia di avere il migliore cibo del Pratello, in realtà non rispetta gli standard di qualità che dice di avere e attraverso i quali giustifica i prezzi folli per le tre misere pietanze parachic che presenta nel piatto. Ho visto zucchine e verdure di stagione prese al supermercato in emergenza, la sistematica farina CAPUTO, che impastano i tre quarti dei pizzaioli italiani. Lievito madre? FALSO! Tutto bio? FALSO! Il Rovescio è solo un luogo che campa grazie al marketing e alle condizioni di lavoro di merda che impone ai suoi dipendenti!