TESTIMONIANZE SU MOLESTIE AL BAR PICCOLO

Ecco le tante testimonianze arrivate alla nostra pagina sulla situazione lavorativa al bar “Piccolo e Sublime” di Piazza Verdi, tutte ragazze molestate e sfruttate dal PDM Gianluca Pascucci, barista e psicologo di Bologna, che recentemente ha anche lasciato un annuncio per ricerca di personale in cui si richiede: “serietà, bella presenza, simpatia, cordialità, eleganza, resilienza”.

A. scrive: “Ho lavorato al bar piccolo e sublime per qualche mese 7 anni fa, appena arrivata a Bologna. La situazione era, secondo me, meno grave di quello che ho letto dalle terribili testimonianze raccolte relative a tempi più recenti, io ho avuto infatti per tutto il tempo il contratto e mi sono state pagate tutte le ore di lavoro regolarmente (tranne pochissime ore pagate a nero l’ultimo mese) tramite assegno. Ho subito intuito però che il proprietario del bar fosse poco professionale (per essere gentili). Il colloquio come barista si è svolto in macchina, mentre andavamo a fare la spesa all’ingrosso per il bar. Ancora mi sorprendo di come sia potuta salirci, ma le altre ragazze del bar mi avevano tranquillizzato e in fin dei conti avevo solo 20 anni. Le domande sono state tutto fuorchè sul lavoro che dovevo fare. Mi ha chiesto cosa pensassi della famiglia, che rapporto avessi con i miei genitori, se volessi dei figli e se fossi credente. Lui è molto religioso. Come motivazione mi ha detto che per lui era importante capire a che tipo di persone lasciasse il bar in sua assenza e che con queste domande lui riusciva a “inquadrare” le dipendenti, dato che stava, allora, ancora studiando per diventare psicologo. Fui presa però “per le mie gambe”, come mi disse qualche tempo dopo. Una delle cose che mi rimase impressa è che instaurava dei rapporti molto intimi con la maggiorparte dei dipendenti, molto più intimi del rapporto datore di lavoro – dipendente. Per fortuna io lo incrociai pochissimo al bar, quindi non posso riferire di particolari incontri ravvicinati, ma ricordo benissimo l’inesistente preavviso che dava per andare a lavoro. Una volta mi chiamò alle 12:15 per presentarmi lì per il turno delle 12:00 dello stesso giorno. E la notte prima avevo anche fatto chiusura alle 5:00 di mattina. Per completezza, devo riferire quello che ho letto anche in altre testimonianze, ossia che c’erano due o tre ragazze di sua fiducia, più grandi di me, che mi resero l’ambiente di lavoro ancora peggiore. Una volta provai a lamentarmi delle battute che faceva e una di loro mi rispose “tranquilla, fa così con tutte, se non hai sentito il cazzo di Gianluca dietro il culo non puoi dire di aver lavorato qui”. Ripeto ero una ragazzina e loro erano praticamente adulte, e mi incoraggiavano sempre a “non rispondere mai di no quando ti chiama per i turni, anche se ti chiama all’ultimo momento, perchè altrimenti non ti chiama più”. Provai spesso la sensazione di essere in una vera e propria setta, con tutte le sue gerarchie. Sono ben contenta di non mettere più piede in quel posto da allora.”

B. scrive: “Ciao riporto anche io una testimonianza sul “Piccolo e Sublime”, resilienza il pdm la intende nel senso che ti chiama mezz’ora prima del turno, anche di sabato e domenica, e che il turno in questione potrebbe durare 12 ore…

La cosa peggiore per quanto mi riguarda è stato il fatto dei turni lavorativi lunghissimi e comunicati all’ultimo momento. Per quanto riguarda le molestie si è limitato a un paio di frasi oscene (una volta d’avanti a un cliente si è riferito a me chiamandomi “la fica Pugliese”, e alla sua stessa figlia lì presente chiamandola “la fica emiliana”), più volte invece gli ho sentito dire frasi razziste (soprattutto contro meridionali). Una volta ha provato a cingermi il fianco ma mi sono divincolata, spesso mi chiedeva di preparare due cocktail “uno per me e uno per te”. La cosa che però mi faceva più schifo era sentir parlare male degli altri dipendenti: scendeva nel personale, raccontando loro cose personali, li insultava. E, ma questo non c’entra niente con lui come pdm, soprattutto venivo vessata dalle sue odalische: due o tre ragazze che gli leccavano il culo sol perché le teneva a tempo determinato. Una di queste è arrivata a umiliarmi ben peggio di lui.

Sono riuscita a resistere un paio di mesi.”

C. scrive: “Sono una studentessa universitaria ed ho iniziato a lavorare al bar perché avevo bisogno di soldi per potermi mantenere durante gli studi qui all’Università. Da subito mi sono resa conto di che aria tirava. Non solo il proprietario non era chiaro quando ci presentava i contratti, ma il lavoro era deprimente ed io ero anche costretta a sorbirmi la presenza del viscido capo, che sinceramente mi metteva a disagio con le sue battute e altro…

Dopo un paio di mesi, non sopportando più l’ambiente ho deciso di andarmene per cercare un altro lavoro (di merda). Dico questo perché anche se io me ne sono andata, lui sta sempre lì a continua a rendere difficile la vita alla gente che assume.”

D. scrive: “Ho lavorato al bar piccolo è sublime per circa due mesi , i mesi più brutti della mia vita , Dio da quanto volevo dire a voce alta quello che vi è uscito dal megafono! GRAZIE!!!!

In quel periodo non stavo bene avevo iniziato a soffrire di ansia e attacchi di panico , il Padrone( da bravo psicologo, si perché fa lo psicologo nella vita) mi disse “devi scopare di più “ …inutile dire le performance che ci raccontava la mattina quando arrivava al lavoro o il “mettiti le gonne corte per venire al lavoro.”

E. scrive: “Anni fa una mia amica lavorava al Piccolo. Ero a Bologna da poco e all’epoca il posto era un punto di ritrovo. Per questo motivo andavo spesso a fare aperitivo, così da salutare la mia amica. Dopo un periodo di frequentazione assidua evidentemente il proprietario deve aver ritenuto di essere nella posizione di poter dire qualsiasi cosa. Una sera entrando chiedo al proprietario di usare la toilette e lui mi risponde “Una cavalla come te può andare dove vuole”. Se si è sentito legittimato ad apostrofare così una cliente non oso immaginare le dipendenti.

Dopo aver convinto la mia amica a licenziarsi da anni ho intrapreso una mia silenziosa e personale campagna di boicottaggio e credo sia assolutamente giusto che finalmente la cosa sia diventata visibile.”

F. scrive: “Come tante ragazze che hanno già scritto, ho lavorato al Piccolo e Sublime per qualche mese, scappando a gambe levate appena ne ho avuto l’occasione. Sono stati mesi difficili e ogni giorno, sul posto di lavoro, pensavo a quando finalmente avrei potuto andarmene. Avevo un contratto a chiamata nonostante avessi giorni fissi e in busta mi arrivava circa 1/5 delle ore totali, il resto al nero. Posso comunque ritenermi più fortunata di alcune mie colleghe, che sapevano di giorno in giorno se avrebbero lavorato il giorno seguente, a volte lavorando anche per 10 giorni consecutivi. Ovviamente nessuna maggiorazione per il lavoro domenicale e festivo, e la paga ammontava a 6 miseri euro l’ora. Ma oltre a queste questioni strettamente legate all’architettura del lavoro, ricordo il disagio che portava la presenza del titolare nel locale. Commenti espliciti anche di fronte ai figli (“Che bel culo che hai!”), baci poco discreti sul collo e ogni volta che stavo al bancone il capo mi passava accanto strusciandosi. Un comportamento simile era riservato anche alle clienti e ad alcune amiche che venivano a salutarmi mentre ero in turno, nel mio grandissimo imbarazzo. Alle ragazze e ai ragazzi che tutt’ora ci stanno lavorando voglio solo augurare il meglio, si trovare un posto che possa valorizzarli e che si che è difficile reagire quando ci si trova in situazioni di subalternità. Il Padrone di Merda ci sta dando una grandissima opportunità e forse è il momento giusto per farci sentire. Grazie!”

G. scrive: “Ho letto le testimonianze delle ragazze che, come me, hanno lavorato al Bar Piccolo e Sublime e ho pensato che fossero anche fin troppo discrete, così ho deciso di raccontarvi anche la mia esperienza. Ho lavorato in quel bar per circa due mesi, il primo di questi completamente in nero, per poi avere un contratto a chiamata, comunque non in regola, visto che sono sempre stata pagata in nero senza uno straccio di busta, il tutto retribuito 6 miseri euro l’ora. Questa è solo una piccola premessa, il motivo per cui mi sono veramente sentita a disagio in quell’ambiente erano i comportamenti del titolare, quando arrivava al bar diventava il momento peggiore di tutta la giornata: continue battutine e commenti sessuali, e per essere più precisa vi elencherò ciò che mi è rimasto impresso. Mi diceva in continuo che mi avrebbe voluta “scopare”, che quando mi vedeva non riusciva a trattenersi, che secondo lui ero la più “porca” delle sue dipendenti, che secondo lui avevo “una graziosa passerina”, che secondo lui non avevo mai provato “un arnese di ferro come il suo”. Ogni volta che mi passava alle spalle mi sfiorava il sedere con le sue sudice mani, quando ero distratta coglieva l’occasione per baciarmi il collo. Due mesi terribili, in cui ho sognato più di una volta di essere violentata da lui. Nessuno dovrebbe lavorare in un ambiente del genere, e nessuno dovrebbe più frequentarlo”

H. scrive: “Ho lavorato al bar per qualche mese; finché non c’era il padrone tutto bene colleghi adorabili, ragazzi/e che volevano farsi due soldi come me; ma appena arrivava in pista lui era un tripudio di commenti/versi beceri (una volta ABBAIÒ sotto la gonna di una ragazza), baci sul collo bavosi, riferimenti sessuali espliciti a chiunque fosse del sesso opposto nel bar (praticamente a ogni ragazza presente e, rullo di tamburi, a volte anche strette di palle a ragazzi, della serie più ce n’è meglio è). Il contratto era a chiamata ma la paga era mezza in nero mezza in assegno, il problema era che la chiamata poteva essere un giorno prima, qualche ora o addirittura fino a mezz’ora prima dell’ora di attacco. Una volta deciso di non lavorarci più, la paga dei miei ultimi due mesi tardava ad arrivare, addirittura mi diceva orari in cui venire al bar e poi non si presentava (2 o 3 volte di seguito); ulteriore beffa il fatto che tutti mi dicessero “ma lui è così dai non la devi prendere sul personale” “eh ma è il suo modo”… Beh, che dire, un modo di merda. Fine della storia mi presentai 2 ore prima dell’orario stabilito lo beccai e fu “costretto” a saldare tutto”

I. scrive: “Un pomeriggio ero andata al bar con una mia amica, era un periodo devastante a causa di problematiche famigliari estremamente serie. Lui ascoltò i nostri discorsi e subito mi disse che era uno psicologo esperto di neuroscienze (avendo capito anche il mio interesse verso questo campo). Mi lasciò il suo bigliettino. Io 19 anni, ingenua, fragile lo chiamai dopo una settimana proprio perché volevo iniziare terapia. È iniziata la terapia con lui e più che una terapia è stata una manipolazione, mi sono totalmente aperta e affidata a lui credendo che fosse un professionista e invece ho subìto abusi e manopolazioni. Parlavo delle mie cose e poi mi interrompeva e mi iniziava a parlare della sua vita, delle sue gesta gloriose che io sbagliavo a vedere le cose nel modo in cui gli dicevo e che dovevo essere come lui “Vedi come sto bene io? Riesco a gestire tutto nella mia vita, tu devi fare come me” mi diceva che dovevo recuperare il mio spirito selvaggio “Guarda come sei bella, non devi più stare male per certe cose…sei così bella hai questa energia sessuale così forte puoi travolgere chiunque” ma ancora più grave terribilmente in pena per la figura di mio padre lui mi disse “Ormai hai capito che tuo padre è così, non puoi farci niente ma una cosa è certa che esistono molti padri nella vita di ognuno e tu puoi trovare il tuo nuovo padre, il tuo nuovo sole” e lì mazzata. Mi abbracciava e mi teneva stretta al suo corpo come metodo di una tecnica psicoterapeutica a stampo bioenergetico, mi toccava la pancia per farmi respirare mentre mi diceva quanto ero bella e che dovevo solo rilassarmi e stare ad occhi chiusi. Mentre ero in terapia con lui mi scriveva messaggi con i cuori e mi offriva cibo e alcool al suo bar (professionalità psicologica 0, per non parlare che raramente mi faceva le ricevute) e mi diceva di cancellare sempre tutti i messaggi (Ora ho capito perché) Poco dopo iniziai a lavorare per lui mentre ancora facevo terapia… Lentamente scoprii molte cose su di lui e per me fu un dramma, mi resi conto di come trattava le lavoratrici ed io inizialmente ingenua lo difendevo anche perché non riuscivo a crederci. La qualità dei prodotti pessima (polpettine di manzo gourmet tutt’altro che quelle… Per non parlare degli alcolici) Poi mi sono resa conto degli shot lanciati nelle tette, della pacche nel culo alle dipendenti, mi abbracciava e mi baciava sul collo dicendomi che ero “la migliore di tutte” alla fine quando gli dissi che non avrei continuato a lavorare per lui…lui mi disse: Peccato la tua immagine sarebbe stata molto significativa all’interno del mio locale (e così si è conclusa il rapporto anche il rapporto terapeutico). Sono stata malissimo, ho avuto problemi di abuso da sostante e crisi psicotiche, è passato tempo, ho iniziato un percorso terapeutico con una professionista bravissima e adesso è tempo di provare quanto meno tutte insieme ad unirsi per far sì che sempre meno ragazze e donne e anche ragazzi debbano subire tutto ciò.”

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