Pizzeria Pizza Cozze e Babà

Testimonianza n. 1:Io e i miei colleghi aspettiamo da un anno di essere pagati da Pizza Cozze e Babà, che da dicembre era rimasto chiuso NON PER QUESTIONI LEGATE AL VIRUS, ma perché nessun pizzaiolo o cuoco da giù voleva salire per lavorarci data la loro orribile nomea di padroni di merda che NON PAGANO, insieme al fatto che avessero accumulato DEBITI SU DEBITI A BOLOGNA e riaprendo tutti avrebbero avuto un posto dove andarli a cercare. Ogni persona che ha lavorato con noi sta ancora aspettando dei soldi da parte loro, tra cuochi, affittuari del locale e delle stanze per il personale, fornitori, camerieri, lavapiatti e chi più ne ha più ne metta. La cosa più disgustosa è che lavorando per PCB fai orari di lavoro assurdi, totalizzando ben oltre le 60 ore settimanali per la promessa di 1000€ al mese che non vedrai mai. E questo vale solo per i lavoratori della sala, perché i pizzaioli ricevono un trattamento ben peggiore, lavorando tutti i giorni dalle 10 di mattina all’una di sera (o anche oltre se la preparazione degli impasti lo richiede) con un’ora di pausa nel pomeriggio, a volte neanche goduta se c’è bisogno di preparare gli ingredienti per la sera. I giorni di riposo non esistono. Vieni trattato come uno schiavo e umiliato da chi si occupa della gestione, che crede di avere in possesso la tua vita e poter inveire su di te in qualsiasi momento per il solo fatto che tu sia suo dipendente. Giudicano la tua vita, il tuo modo di essere e qualsiasi cosa faccia parte della tua sfera personale. Sono fieramente fascisti, omofobi, maschilisti, contro ogni tipo di differenza e contro Bologna stessa, che con tutte le “zecche” rosse non è all’altezza della loro LATINA (vera città da cui vengono), città di Mussolini di cui vanno così fieri. Lavorando da PCB non è strano sentire intonare dal nulla cori fascisti, canzoncine alla “faccetta nera” e insulti di ogni genere per i clienti che non sono lo standard di persona italiana bianca. Ti obbligano a ritmi strazianti, per la sala quasi tutti i giorni dalle 10 all’una di sera con due ore di pausa il pomeriggio, SENZA GIORNI DI RIPOSO (loro concepiscono i “turni di riposo”, giorni in cui ti concedono di lavorare metà giornata e non la giornata intera), facendoti arrivare ad un punto dove tu non hai niente altro se non la vita in quel ristorante. Ti vincolano a lavorare per loro per del tempo perché rimangono perennemente in arretrato con i soldi da pagarti, in modo che tu non possa andare via nella consapevolezza che una volta andato non riceverai più niente. Così le persone continuano a lavorare accumulando soldi da ricevere, accumulando debiti nella loro vita e rimanendo sempre più schiavi di questo sistema. Molti colleghi e colleghe con figli e affitti da pagare erano disperati, e non si ribellavano a questo sistema nella speranza di poter ricevere finalmente quei 1000/2000€ mancanti. Pregavano, per i loro soldi, piangevano. Ovviamente i contratti sono solo un’utopia, chi di noi ha mai avuto un contratto è stato registrato SENZA FIRMA, senza farcelo vedere e ad ore molto inferiori di quelle reali senza la nostra consapevolezza, sotto una forma di collaborazione. Questo ha dato loro modo poi di non pagare la maggioranza delle ore lavorate. Siccome fanno uso di prestanomi e aprono continuamente società figlie, non si curano di accumulare debiti e NON PAGARE TFR, CONTRIBUTI e niente di simile, dato che arrivati all’apice massimo dei debiti dichiarano semplicemente il fallimento e passano al prestanome successivo. Questo schifo deve finire.

Testimonianza n. 2:Ciao, vi scrivo anche io per la nuova riapertura di pizza, cozze e babà. Da ormai un anno sto aspettando gli stipendi arretrati mai dati prima della chiusura ingiustificata (ovviamente non c’entra nulla il Covid essendo che il locale ha chiuso a fine dicembre per poi riaprire in altri luoghi d’Italia). Il loro comportamento decisamente poco professionale non si esauriva solo nel non pagarci o farlo a rate e con enorme ritardo in base anche a quanto facevi loro simpatia, ma anche nell’umiliarci durante servizi per motivi inutili, non dare nessun giorno di riposo (se non mezze giornate) e giudicare il duro lavoro fatto non in base ad esso ma in base alle loro opinioni sulla nostra vita privata. Contratto di lavoro presumibilmente esistente ma mai visto nè firmato, 2 settimane di prova ovviamente non pagate e 60 ore settimanali per 1000€ al mese che se andava bene finivano di rateizzartelo in un mese e mezzo. Io parlo a nome della sala, ma le condizioni dei pizzaioli erano peggiori.

Supermercato In’s

Testimonianza n. 1:Scrivo a questa pagina per denunciare le assurde condizioni di lavoro che mi sono state proposte al supermercato IN’S sotto il ponte di San Donato. Io sono uno studente/lavoratore che per potersi pagare un affitto ha bisogno di lavorare ed in questi anni ho visto sia sulla mia pelle che sulla pelle dei miei amici cosa vuole dire vivere una situazione di sfruttamento, ma, la ciliegina sulla torta è arrivata quando poco tempo fa sono stato chiamato da loro per un colloquio. La proposta che mi venne fatta fu quella di un lavoro come tirocinante a 40 ore la settimana con una retribuzione di 600 euro mensili, praticamente 3,70 euro l’ora, uno schifo. Inoltre mi venne promesso che alla fine dei sei mesi sarei stato assunto ma chiaramente non funziona così, in quei giorni ho avuto modo di parlare con un paio di dipendenti sia dello stesso supermercato che di altri ed è ormai una normalità assumere così, in questo modo l’azienda paga meno, versa meno contributi e chiaramente il supermercato fa la cresta sulle spalle di giovani ragazzi che hanno bisogno mettere da parte qualche soldo. Vi invito a fare un giro in quel posto e fare vedere ai capi del negozio che non sempre tutti stanno ai loro patti. Deve essere da esempio per tutti gli altri padroni di supermercati di Bologna, devono finirla di vivere sereni.

Ristorante Lunetta Bistrot

Testimonianza n. 1:Ciao, scrivo per segnalare la mia esperienza con un Padrone di merda di Bologna. Ha due locali uno “Vela azzurra” di fianco al Sant’Orsola e la “Lunetta Bistrot” in via Dagnini. Io ho lavorato alla “Lunetta Bistrot” con contratto a tempo determinato fino a dicembre. Nel colloquio in cui abbiamo discusso del contratto e concordato lo stipendio, chiedo info riguardo la 13esima e la 14esima. Lui mette in chiaro che non le paga, o meglio le fa figurare come pagate regolarmente inserendo in bustapaga una quota dello stipendio sotto la voce “ratei 13esima” e “ratei 14esima”. In pratica così facendo lo stipendio effettivo mensile non è quello pattuito ma più basso. Risulta tutto in regola ma in sostanza si prende di meno. Lui da un fisso mensile e basta, “poi le ore te le gestisci tu” dice, il problema è che anche volendo per fare il servizio e la preparazione si fanno più di 8 ore giornaliere. Io riuscivo a ridurre all’osso ma alla fine facevo 50 ore fisse a settimana. Il tutto con turno spezzato. All’inizio i pagamenti arrivavano puntuali, poi piano piano c’è stato qualche piccolo ritardo. Sono nati parecchi malumori all’interno del locale tra i dipendenti, soprattutto perché giocava con le persone più fragili e faceva sì che queste riportassero comportamenti o discussioni private del personale che riguardavano la sua gestione o altro (il risultato in realtà era che queste persone, sperando in qualche beneficio, dicessero per lo più cose da loro inventate o che trasformassero i racconti a loro favore). Oltre a questo, alcuni colleghi addirittura li pagava quando voleva lui in base all’umore, creando delle situazioni di veri e propri ricatti. Hanno iniziato ovviamente ad andarsene molti dipendenti. Alcuni sono andati in malattia, anche per depressione. Nel frattempo si è avvicinato lo scadere del mio contratto e ho chiesto di avere il cartaceo di tutte le buste paga, e alla fine del contratto ho chiesto di inviarmi l’ultima busta paga e il cud (che ho ricevuto in aprile, mentre le buste paga di ottobre, novembre e gennaio le ho avute a fine Maggio dopo mia continua richiesta). L’ho contattato a metà gennaio per avere informazioni, mi disse che “dovevano fargli i conti” e mi avrebbe pagato il mese successivo. A febbraio mi faccio nuovamente sentire e ripete qualcosa di simile e procastina un altro mese. A metà marzo in un’altra conversazione si giustifica che causa coronavirus è tutto chiuso quindi proprio non riesce. Gli faccio notare che da CCNL Turismo avrebbe dovuto liquidarmi il TFR a fine contratto ed è in ritardo di 2 mesi e mezzo. Risponde inoltrando un messaggio nel quale mi si comunica che già il 50% del tfr mi è stato pagato (con calma dopo qualche giorno) e l’altra metà invece sarà pagata a fine pandemia. Al che, stanco di aspettare, mi rivolgo ad un avvocato che con qualche lettera mette un po’ di pressione; finalmente dopo un po’ (ma comunque a conti fatti in ritardo di 4/5 mesi) riesco ad avere tutti i miei soldi.